Quando “Turismo” vuol dire incontro, futuro e responsabilità

///Quando “Turismo” vuol dire incontro, futuro e responsabilità

i leader della Cooperativa capirono la necessità di trovare un progetto che unificasse nuovamente la comunità

di Eugenia Pietrogrande, pubblicato sul blog di Amka Onlus, Settembre 2014

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Ciascuno con un tazzone di caffè in mano, stretti nelle panchette di legno dell’accogliente sede del turismo della Cooperativa La Tecnica, io e i volontari di Amka ascoltiamo incantati i membri della comunità raccontarci, pezzetto dopo pezzetto, la storia di questa incredibile comunità e la nascita del progetto di Turismo Solidale.

Di seguito riporto alcuni estratti della lunga e affascinantissima chiacchiera.

“Quando dopo la firma degli accordi di pace del 1996 la popolazione poté ritornare finalmente nella sua terra, a La Tecnica tutto era da ricominciare” racconta Chindo ex-guerrillero e tra i fondatori, nel 1965, della cooperativa. “La nostra terra infatti era stata rasa al suolo, e dovemmo riorganizzarci per ricostruire le case, lavorare il campo agricolo, riforestare. Con pazienza e volontà abbiamo rimesso in piedi la nostra cooperativa, che nel conflitto armato aveva perso quasi metà dei suoi soci, morti in guerra o emigrati all’estero”.

La cooperativa Agropeuaria La Tecnica si estende in un’area di 102 cavallerie, ed è situata nel Parco Nazionale della Sierra Lacandona, nella regione del Petén, Guatemala. La comunità vive lungo le sponde del bellissimo fiume Usumacinta che a nord segna il confine con il Messico. La cooperativa possiede 2.340 ettari di foresta, che viene accuratamente protetta dalla comunità locale.

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Dopo la lunga e faticosa ricostruzione della cooperativa un altro attacco mise a dura prova la comunità. Infatti nel 2005 un gruppo di famiglie esterne alla comunità si insediò illegalmente nel territorio, e senza rispettare le regole della cooperativa ne disboscò una considerevole area.
Iniziò quindi per la cooperativa una lunga e costosa guerra legale, per finanziare la quale ciascun socio pagava mensilmente 75 quetzales, che considerando il reddito delle famiglie era una cifra estremamente alta. “Finalmente nel 2010 la cooperativa vinse la causa e gli invasori se ne andarono, ma a quel punto il debito economico era enorme e nella comunità prevaleva stanchezza e un diffuso scoraggiamento” racconta Chindo. Alcuni soci decisero addirittura di lasciare la cooperativa, e tentare fortuna in Messico o negli Stati Uniti.

Di fronte a questa diffusa perdita d’animo, i leader della Cooperativa capirono la necessità di trovare un progetto che unificasse nuovamente la comunità. “Bisognava trovare un’idea che potesse al contempo generare reddito necessario a riorganizzarci e farci ritrovare il perduto animo comunitario”. Nacque così l’idea del turismo.

“Ci si rese presto conto che la nostra comunità si trovava in un’area dal grande potenziale turistico” racconta Manuel, membro dell’attuale Comitato di Turismo a La Tecnica. La Tecnica infatti ha l’enorme vantaggio di trovarsi in mezzo a luoghi dall’altissimo valore archeologico, culturale e naturalistico. Ne sono alcuni esempi i siti Maya meno battuti ma non per questo meno affascinanti del Centro America come quello di Piedras Negras e Yaxilan, raggiungibili solo tramite un viaggio in “lancha” (battello a motore) sul fiume Usumacinta, o i murales Maya di Bonampak sulla sponda messicana. La popolazione locale riunita in assemblea decise che questa posizione strategica andava sfruttata, a vantaggio della comunità.

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D: Come si è passati da un’idea all’effettiva realizzazione del progetto di Turismo?

R: “Il progetto del turismo nacque da zero; nessuno nella nostra comunità aveva conoscenze turistiche, né tanto meno c’erano strutture in grado di accogliere i turisti. Così si cominciò a poco a poco a investire nella formazione dei più giovani in questo settore e a trarre ispirazione dalle strutture e dall’organizzazione di altre località turistiche del Guatemala. I primi turisti cominciarono ad arrivare già dal 2007.”

D: Che tipo di Turismo viene proposto a La Tecnica?

R: “Quello che proponiamo è un’immersione vera e autentica nella comunità locale, che offre al turista la possibilità di mangiare nelle case delle persone, farsi raccontare storie di vita e di guerrilla, entrare nella loro cultura e condividere la loro quotidianità. Inoltre è la comunità locale stessa, attraverso un apposito Comitato democraticamente votato, a decidere sulla gestione turistica del proprio territorio. In questo senso il turismo proposto a La Tecnica si può definire anche turismo “comunitario”.

D: Come si è evoluto il progetto negli anni e quali sono state le maggiori difficoltà?

R: “In questi ultimi anni, anche grazie ai feedback dei primi turisti, il comitato si é dedicato molto a migliorare il servizio, ad esempio costruendo bagni con standard più “occidentali”. Poi l’arrivo di Amka che ha portato alla costruzione di una sede turistica al centro della comunità, a intensi e stimolanti scambi di idee, la messa in rete, la produzione di depliant e altro materiale di promozione e comunicazione.
Naturalmente abbiamo incontrato alcuni attriti durante la crescita del progetto. Ad esempio all’inizio il servizio in lancha (battello) era fornito solo da una famiglia, che manteneva un vero e proprio monopolio nel trasporto dei turisti al confine tra Messico e Guatemala. Affinché i benefici del turismo fossero distribuiti più equamente all’interno della cooperativa, noi del comitato Turistico ci battemmo fortemente perché si permettesse a tutte le famiglie della comunità, a turno, di offrire questo servizio. Così siamo riusciti di fatto ad abbattere il monopolio, e oggi una piccola percentuale del biglietto del viaggio in lancha finanzia l’attività del Comitato di Turismo.”

D: Perché si parla di turismo viene “Solidale”?

R: “Perché l’intero ricavato del Turismo viene reinvestito in progetti sociali (quali la salute, l’educazione e la protezione ambientale) all’interno della Comunità. In realtà finora il progetto finora non è ha generato margini di profitto, perché la cooperativa deve ancora recuperare l’investimento iniziale. Al momento i membri del comitato turistico della Tecnica lavora su base volontaria, non riceve nessuno stipendio, né rimborso spese”.

Ora parla Sally, 15 anni, dalla sua voce timida trapela l’entusiasmo di far crescere un progetto “Crediamo nell’importanza e nella potenzialità di questo progetto. Siamo fiduciosi che il turismo possa un giorno essere capace di generare un guadagno sufficiente da mettere a servizio dell’intera comunità”

A questo punto nella mia testa si unisono alcuni puntini che prima erano rimasti per me isole separate, e finalmente capisco perché Amka quattro anni fa ha voluto così fortemente sostenere questo progetto.

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Sostenere il progetto di turismo Solidale de La Tecnica non significa solo promuovere lo sviluppo economico e sociale della comunità, ma anche incoraggiare la coesione di una comunità che negli anni è stata messa a dura prova dal conflitto armato e dalle sue conseguenze psicologiche prima ancora che economiche e sociali. Attraverso un progetto comunitario così importante è possibile ritrovare lo spirito comunitario di cui la Cooperativa ha bisogno per andare avanti.

Inoltre questo progetto di Turismo Solidale, in controtendenza con quanto spesso accade in altre parti del Petén, permette una crescita economica che non ha un impatto negativo sull’ambiente. Al contrario il progetto di Turismo de a Tecnica promuove la protezione della flora e della fauna locali, la conservazione della biodiversità e scoraggia la deforestazione (che purtroppo è una pratica sempre più comune nella regione).

Infine il progetto di Turismo ha l’enorme vantaggio di investire sulle nuove generazioni. Sally ne è un esempio. In un paese in cui sempre più giovani scelgono di migrare al Nord seguendo l’illusione del tanto ambito “sogno americano”, il progetto di Turismo Solidale della Tecnica offre ai giovani l’opportunità di lavorare mettendosi a servizio della loro stessa comunità, incentivando così anche la conservazione e la trasmissione intergenerazionale delle tradizioni culturali e storiche.

Quale oggi è la più grande sfida di questo Progetto? Chiedo.

Risponde Julio, 30 anni: “Senza dubbio dobbiamo impiegare ogni sforzo per rendere questo nostro sogno economicamente sostenibile. Per fare ciò abbiamo bisogno di investire in strutture che siano della comunità e non appartenenti a privati. Ad oggi infatti la maggior parte dei servizi che offre il Turismo Solidale (ostello, ristorante e la lancha) sono di proprietà di singole famiglie, e quindi, tranne una piccolissima commissione, nulla va al progetto comunitario di turismo. Il Turismo comunitario al momento guadagna soprattutto nel servizio di accoglienza e di guida turistica.
Come primo passo stiamo mettendo soldi da parte per costruire una lancha che appartenga finalmente alla comunità e che sia al servizio del Progetto di Turismo Solidale. Vedete” ci indica “il legno che si trova nel magazzino è un legno galleggiante che resiste perfettamente al’acqua, e lo stiamo conservando per la costruzione della lancha”.

Invece per il motore della lancha purtroppo non riescono a contare solo sulle loro forze. Costerebbe 7500 quetzal (750 euro), una cifra altissima per loro. Si stanno perciò organizzando per trovare dei donatori che abbiano voglia di scommettere su questo loro sogno.

La chiacchiera con il Comitato Turistico è finita, e i responsabili ci propongono di farci una passeggiata fino all’arroyo, uno splendido affluente del Rio Usumainta, nascosto nella foresta, dove si può fare il bagno tra cascatine e lucenti riflessi degli alberi circostanti.

Locho, il maestro della scuola elementare de La Tecnica, ci mostra orgoglioso la segnaletica che conduce fino all’arroyo. Scritte dipinte su legno, frecce colorate e qualche disegno stilizzato. “Sono stati i miei studenti di quinta a ideare, costruire e posizionare questi cartelli. Cosi i turisti che vengono a farci visita si sentono accolti e guidati!” racconta entusiasta.

 

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