Democrazia o giustizia, velocità del cambiamento e magliette bruttine

///Democrazia o giustizia, velocità del cambiamento e magliette bruttine

Notes from a day with Tony Blair: leadership does not require arrogance.

By Paolo Pietrogrande, appunti di un incontro con Tony Blair, Tucson (Arizona), Ottobre 2007.

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Da quando non è più primo ministro ha imparato un sacco di cose, incluso l’uso del cellulare. Infatti mentre parlava è arrivata una chiamata e ancora non ha imparato come si
rifiuta la chiamata, quindi la prima cosa che ha pensato di fare è di gettarlo
nella fontana perché si spegnesse. Io non ho la scusa di aver fatto il primo
ministro ma non ho imparato ugualmente, però sono più abituato alla scena e gli
ho consigliato di levare la batteria…

Dice che in 10 anni che ha fatto il primo ministro la cosa che è cambiata di più è la velocità
dei cambiamenti. E dice che le industrie si stanno adattando, i governi molto
meno, gli apparati burocratici per nulla.

La decisione economica più efficace che ha preso è stata di non regolamentare la borsa,
nemmeno sotto la spinta dello scandalo Enron, che in USA ha di fatto causato
l’introduzione della Sairbanes Oxley Act: da allora la borsa di Londra è
diventata il centro finanziario del mondo, mentre NY è diventata il simbolo
della burocrazia aziendale.

Durante la sua esperienza da primo ministro, la peggiore seduzione che ha ricevuto è stata
quella di emettere leggi, regolamentare la vita dei cittadini anziché responsabilizzarli,
che dovrebbe far parte delle principali preoccupazioni di un leader.

La scuola è il più potente facilitatore della modernizzazione, ma è necessario crederci e
vincere le resistenze del potere burocratico: sono in ultima analisi le
famiglie che apprezzano il merito dei singoli docenti, la riforma passa quindi
dal lasciare che siano i cittadini che votando esercitino una scelta più
libera.

In Medioriente e nel mondo Europa e Stati Uniti non faranno che alienare gli animi se continueranno a parlare di libertà e democrazia. Il valore su cui puntare è più radicale e
più profondo: giustizia. Se si punta su questo, allora ci sarà progresso.

Abbandonare ora IRAQ è un grosso rischio, tradisce proprio l’aspirazione alla giustizia che
il popolo ha, e che è diversa da democrazia e libertà che USA e UK hanno propagandato;
ma ritirarsi fa vincere le elezioni, a casa propria.

In politica non ha più senso parlare di destra opposta alla sinistra: ora si dovrebbe
parlare di contrasto tra “aperto” e “chiuso”: aperto all’innovazione,
all’immigrazione contro chiuso nel proteggere i privilegi.

Un primo ministro deve fare amicizia con il Presidente degli Stati Uniti, chiunque sia.
E l’America deve essere percepita come forte, anche quando sbaglia; poi in
privato si deve incidere sul comportamento della leadership. Bill Clinton gli
ha dato un ottimo suggerimento: se ti costringono a fare il buffone vestendo al
G8 una stupida maglietta giapponese, scegli la più brutta così a casa gli
elettori capiscono che sei stato costretto ad onorare i padroni di casa, non
prendere quella meno bruttina di tutte perché gli elettori capiscono subito che
l’hai scelta.

Paolo Pietrogrande, Ottobre 2007

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